Campo della Cultura / Materiali di studio
Memoria di un cittadino

Il gruppo di lavoro ha chiesto ad alcuni protagonisti della vita culturale e civile della città di produrre una “Memoria” scritta. Quelle che seguono sono le pagine che nel 2007 ci ha consegnato Emilio Mattioli, che prima di morire ha partecipato ai lavori di impostazione e di discussione preliminare della ricerca. Lo stesso testo è apparso in un volume commemorativo pubblicato dal Comune di Modena, dalla Fondazione Mario Del Monte e dall’Associazione Amici del Muratori. Il volume è curato da Andrea Borsari e Stefano Calabrese.

Emilio Mattioli, consigliere comunale a Modena dal 1980 al 1985. Indipendente di sinistra.

Ambiente sociale e culturale - Sono nato a Modena il 28 luglio 1933, i miei genitori erano il dottor Luigi Mattioli e Gina Guandalini. Mio padre era medico, specialista in malattie nervose, mia madre era stata farmacista, ma al momento  della mia nascita era casalinga e tale rimase per il resto della sua vita. I miei genitori appartenevano al ceto borghese. Abitavamo in    città, durante l’estate villeggiavamo in campagna. Alla prima guerra mondiale mio padre, allora scapolo, prese parte come capitano medico. Durante la seconda guerra mondiale si avvicinò al partito d’azione e fu fra coloro che parteciparono al sorgere del Comitato di Liberazione nazionale in Modena. A Freto la mia famiglia fu in contatto con i partigiani e io personalmente vidi mio padre prestare  le prime cure  a un partigiano ferito Elia Menoni detto Thompson.

Formazione - Ho frequentato il liceo Classico Muratori e poi la Facoltà di lettere e filosofia a Bologna, laureandomi in lettere antiche nel 1956. Ho aderito per breve tempo alla gioventù comunista e come tale ho partecipato ai soccorsi durante la rotta del Po del 1951. Successivamente ho partecipato alla fondazione del Partito Radicale nel quale ho militato non molto a lungo. Sono poi stato iscritto al Pds-Ds e lo sono tuttora. Le persone decisive per le mie scelte di studio e di vita sono state al liceo il docente di italiano Domenico Melli e di latino e greco Luigi Bassoli, all’università di Letteratura italiana Raffaele Spongano e di Estetica Luciano Anceschi.

Tre libri sono stati decisivi in diverso modo per me : Se questo è un uomo di Primo Levi, Les abeilles d’Aristée. Essai sur le destin actuel des lettres et des arts di Wladimir Weidlé, Mimesis di Erich Auerbach. I luoghi della cultura sono stati per me  a  Modena il teatro universitario per il quale ho tradotto da Plauto a Molière e Beaumarchais, la saletta degli Amici dell’arte per la quale ho scritto delle presentazioni, il circolo Formiggini al quale ho collaborato quando era presidente Albano Biondi. Attualmente non trovo nella città luoghi così culturalmente stimolanti. Erano luoghi frequentati da giovani studiosi e artisti. Ed io li frequentavo: lì ho conosciuto molti dei miei amici. Al liceo ho saputo cosa avrei fatto “da grande” e cioè l’insegnante di lettere e nella scuola ho infatti cominciato a lavorare senza più smettere.
Ho insegnato alle medie inferiori e superiori e all’università. Il passaggio fra quello che progettavo di fare e quello che ho fatto realmente è avvenuto senza  traumi e senza crisi.

Immaginario e storia - Il mio modello morale e politico è stato mio padre, i miei modelli culturali sono stati per il rigore filologico Raffaele Spongano per la capacità critica Luciano Anceschi e, più di recente, Henri Meschonnic.
Ho ricevuto questi modelli dalla famiglia e dall’università. Il mio percorso è piuttosto personale, ma il modello di Anceschi è stato condiviso da molti studiosi e artisti. Mi sono sentito parte del gruppo che si radunava attorno alla rivista “il Verri” alla quale ho collaborato fin dal suo primo numero (1956) a quello che ci univa era una forte esigenza di rinnovamento sia in campo culturale che politico. L’idea di avanguardia e impegno sintetizza questa esigenza. Volevamo andare verso il nuovo senza rompere con la tradizione, la volontà è rimasta la stessa, ma la sensazione di un fallimento complessivo si fa più forte. Nel frattempo la mia generazione sta invecchiando e morendo e non si trova in sintonia con le nuove generazioni se non raramente. Il contatto con la storia di cui sono diventato pienamente consapevole solo in seguito, è avvenuto nel 1939, quando mio padre fu arrestato come antifascista, il ricordo dell’incontro in carcere con lui mi ha ossessionato per lunghi anni per poi diventare elemento costitutivo della mia coscienza politica. Di conseguenza all’interno di questa cosa che si chiama storia il mio ruolo è stato quello dell’antifascismo militante che non credo per nulla finito. Il contesto storico ha agito sulla mia vicenda personale inducendomi  a prese di posizione nette e al rifiuto dei compromessi.

Partecipazione alla vita culturale della città - Il mio primo intervento pubblico che ebbe una certa risonanza, è una lettera all’“Espresso” pubblicata nel n. 33 del 19 novembre 1967 intitolata dalla redazione Modena vende una piazza, ma che denunciava altre due iniziative dell’amministrazione comunale di Modena: il bando per la vendita del teatro Storchi con permesso di demolizione del teatro stesso, la cessione ad una società privata di quindicimila metri quadrati costituenti l’area dell’ex-Gil (il teatro Storchi, come è ben noto, fu salvato per merito di “Italia Nostra,” mentre la cessione dell’area dell’ex-Gil ebbe purtroppo luogo). Da allora sono stato presente nella vita pubblica non in un ruolo istituzionale, ma esercitando liberamente un’attività critica, non priva di una dimensione costruttiva. L’apporto più importante alle attività culturali del comune fu la proposta di apertura al pubblico della biblioteca del liceo Muratori con una convenzione fra scuola e comune che, a quanto pare, non aveva precedenti in Italia.
La manifestazione di apertura si tenne il 21 ottobre 1976 con una conferenza di Luciano Anceschi su la nozione di poetica. Per molti anni ho promosso insieme ai colleghi una serie di conferenze i cui testi furono pubblicati dal dipartimento istruzione del comune di Modena e dal liceo Muratori. L’iniziativa più importante della quale fui parte attiva e in buona parte promotore, sostenuta dal comune di Modena, fu il programma di manifestazioni su Angelo Fortunato Formiggini, ricordo due realizzazioni di questo programma: gli Annali delle edizioni Formiggini (1908-1938) redatti da me e Alessandro Serra  (Mucchi, Modena 1980), e il volume A. F. Formiggini. Un editore del ‘900, a cura di L. Balsamo e R. Cremante (Il Mulino, Bologna 1981) che raccoglie gli atti del convegno svoltosi a Modena nel 1980. La realizzazione di queste iniziative aveva per me un significato particolare: quando mio padre fu arrestato come antifascista gli fu rinfacciato di aver partecipato ai funerali dell’editore suicida per protesta contro le leggi razziali, ma al di là delle motivazioni personali, il debito di Modena verso quest’uomo era grande. Per tre anni io e Serra lavorammo all’archivio dell’editore depositato presso l’Estense e scoprimmo un materiale di grande importanza.

Collaborazione istituzionale col comune: dal 1980 al 1985 consigliere comunale eletto nella lista degli indipendenti di sinistra - Come consigliere comunale mi occupai principalmente di problemi culturali. Pur apparendo alla maggioranza arrivai fino a votar contro da solo: specifico il caso. Votai contro l’abbattimento del muro che isolava l’antica piazza d’armi e poi ippodromo dalla confusione della vita cittadina e conservava il segno di una forma. Si disse che il muro non era bello, ma la questione aveva implicazioni più vaste, implicava la continuità delle forme che contribuiva all’identità della città. Io ritenevo, forse ingenuamente, che l’indipendente di sinistra avesse una funzione, se non si conformava supinamente alla maggioranza. Non fui d’accordo sulla chiusura del Caffè Nazionale, ma non trovai mezzi con cui impedirla, polemizzai sulla progettazione del parco Ferrai, affidata ad architetti illustri, ma non particolarmente sensibili al genius loci e ancor oggi si pensa ad interventi deturpanti come l’inserzione di una piscina che inevitabilmente comprometterebbe la tipica calma del parco. Ho trovato estremamente povero il discorso sui contenitori che già nella denominazione stessa sembra offrirsi a qualsiasi contenuto senza tener conto della vocazione storica dei singoli edifici. In complesso la politica culturale del Comune, per quanto ho potuto percepirla, mi è parsa priva di grandi idee guida, assolutamente necessarie in una città di tradizione millenaria. (...) Complessivamente non era ancor maturata l’idea della priorità della cultura, anche se il sindaco Mario Del Monte sapeva ascoltare le ragioni degli altri e farsene carico, con me ebbe più di una discussione franca e aperta; credo che nei limiti di una situazione generale abbastanza modesta sia stato uno dei sindaci migliori.

Conclusioni sull’esperienza in Consiglio Comunale - Oggi risulta particolarmente evidente che la povertà o schematicità della politica culturale a Modena pesa tuttora su di una città che dovrebbe imporsi non o non solo per la sua enogastronomia e le sue macchine da corsa, ma per il capolavoro del romanico, la biblioteca e la galleria estense, una cultura che fa parte del patrimonio più alto dell’umanità. La sinistra deve saldare questo suo deficit culturale che, se nell’immediato dopoguerra aveva una qualche giustificazione nella miseria postbellica, oggi non più. È sperabile che sia estinta quella pseudocultura amministrativa per la quale Modena  ha venduto parte di Piazza Grande alla Cassa di risparmio, ha lasciato edificare dietro la serra del Vigarani, ha lasciato distruggere un bell’esempio di architettura, sia pur fascista,  quale l’ex-Gil di Via Medaglie d’oro… È urgente ripensare la città, ma in termini operativi.

dettagli
note

1 Questo scritto ripropone i contenuti della relazione fatta a Modena il giorno 2 ottobre 2008 nell’ambito delle attività promosse entro il progetto “Il campo della cultura a Modena”. Lo scritto mantiene il tono colloquiale e schematico, spesso assertivo, proprio di un intervento teso ad aprire una discussione. La bibliografia (qui esplicitata nei riferimenti riportati a fine testo) non è stata aggiornata.

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