Campo della Cultura / Sezione terza
Modena Nord – ex Fonderie

cap. 19

La zona denominata “fascia ferroviaria” si sviluppa per 500 ettari in un’area compresa tra la tangenziale e la ferrovia Bologna-Milano. Ha una forma allungata da ovest a est e include i quartieri Sacca e Crocetta, interposti tra il centro storico a sud e le espansioni di epoca più recente oltre la tangenziale. La zona si caratterizzava nel passato per essere il quartiere industriale della città; oggi, dopo le estese demolizioni di quasi tutti i vecchi edifici industriali avvenute tra il 2001 e il 2002, è oggetto di un nuovo sviluppo residenziale. Le ex Fonderie Riunite, collocate in via Ciro Menotti, nella parte più a est di quest’area, rappresentano l’unica testimonianza rimasta del passato di questi quartieri.

Si possono schematicamente individuare quattro fasi di sviluppo di questa zona.
Una prima fase, che va dalla metà dell’Ottocento agli anni ‘20 del Novecento, vede la nascita dei primi opifici a ridosso della ferrovia e la sua individuazione ufficiale come “zona industriale”. La decisione di destinare questa zona agli insediamenti industriali risale infatti al 1907 e si deve alla volontà del sindaco Luigi Albinelli che stabilisce che avrebbero potuto acquisire qui terreni a prezzi agevolati le imprese che si fossero impegnate ad occupare almeno 50 operai. Inoltre, fin dai primi anni del ‘900 lo Iacp vi costruisce i primi insediamenti popolari.
Nella seconda fase, tra gli anni ‘20 e gli anni ’40, si insediano ex-novo o si sviluppano ulteriormente le principali fabbriche della città: le Acciaierie Ferriere (1924), la Fiat-Oci (1928), le Fonderie Riunite (1938), la Fonderia Valdevit (1938), la Maserati (1939). Prosegue, intanto, l’attività di istituti come lo Iacp e l’Incis, che ampliano i nuclei di residenze popolari già esistenti e progettano nuove tipologie di alloggi come la “Popolarissima” (Iacp), la prima grande casa popolare modenese. Nel dopoguerra, il Piano di Ricostruzione del 1947, oltre a ribadire la specificazione industriale dell’area, la inserisce tra quelle bisognose di urgente ripristino, visti i danni subiti a seguito dei bombardamenti
Una terza fase, caratterizzata da un significativo aumento delle residenze, si sviluppa tra gli anni ‘40 e gli anni ‘60. Ne sono esempi il Villaggio INA Sacca, costruito dallo IACP tra il 1957 e il1962, la zona di viale Gramsci e l’area circostante le Fonderie Riunite. La crescita dei quartieri popolari non è però pianificata, ma va configurandosi come “un’espansione semispontanea e distorta”, assecondata dal Piano Regolatore del 1958.
A partire dagli anni ’70 inizia un periodo critico, caratterizzato da una progressiva condizione di degrado. L’inquinamento prodotto dalla concentrazione industriale crea seri problemi all’ambiente e alla salute dei lavoratori, anche se nel 1976 viene realizzato il Parco XXII aprile che porta ad un sensibile miglioramento della vivibilità della zona. Il forte ridimensionamento dei comparti produttivi più tradizionali, come le fonderie, porta poi alla scomparsa di molti insediamenti.
Proprio per fronteggiare questo degrado, nei primi anni ‘90 si comincia a predisporre un programma di riqualificazione. E’ Giovanni Astengo a stilarne le linee generali, ipotizzando per la zona un assetto produttivo-terziario. Il Piano Regolatore del 1989 accoglie tali linee, prefigurando la riorganizzazione del sistema ferroviario e la trasformazione degli insediamenti produttivi ormai inattivi. La prematura scomparsa dei due principali attori di questa azione (Giovanni Astengo e Camillo Beccaria, prima Assessore all’Urbanistica e poi sindaco della città) e la spinosa questione delle diverse proprietà dei suoli (in larga parte privati) portano però a una dilatazione dei tempi di elaborazione del progetto che trova una sua prima formalizzazione solo alla fine degli anni ’90, quando vengono definiti il Pru (Programma di riqualificazione urbana) e il Prusst (Programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio) della zona. Le demolizioni del 2000 cancellano quasi completamente quello che era stato il quartiere industriale modenese: un insieme eterogeneo di edifici di grande forza e qualità spaziale.
Nel 2002 si svolge il Concorso per la qualificazione architettonica del nuovo centro urbano della Zona Nord della città, partendo da un progetto iniziale di Marco Romano. L’Amministrazione chiede ai progettisti di intervenire nell’area tra la stazione e l’ex Mercato Bestiame fornendo precise indicazioni sull’ingombro degli edifici e sul disegno urbano. La partecipazione è molto ridotta forse a causa degli eccessivi vincoli imposti dal bando.  Un gruppo di progettisti capeggiato da Gianni Braghieri risulta vincitore del concorso.
Il primo progetto dell’edificio delle ex Fonderie Riunite risale al 19 dicembre 1936 e porta la firma del geometra Giuseppe Scianti. Committente dell’opera è la Società Anonima Acciaierie, Ferriere e Fonderie di Modena , nella persona del suo amministratore Adolfo Orsi.
L’edificio progettato ha dimensioni imponenti: il fronte che si affaccia su via Ciro Menotti, costituito da una palazzina per gli uffici caratterizzata da un corpo centrale aggettante e due ali, si sviluppa per una lunghezza di 76 metri, mentre i capannoni retrostanti per un centinaio di metri; la superficie totale coperta è di circa 6.000 mq. La caratteristica architettonica principale è un grande cortile interno, largo 24 metri e lungo 90, circondato da tutti gli edifici del complesso e attraversato dal binario di raccordo ferroviario. Fin dall’origine, quindi, le ex Fonderie Riunite si configurano come “un oggetto fuori scala rispetto al tessuto edificato del quartiere Crocetta”.
La Divisione dei Lavori Pubblici del Comune solleva però eccezioni di ordine estetico in merito alla facciata. Così, il direttore delle Acciaierie e Ferriere, l’ing. Alceste Giacomazzi, presenta un nuovo progetto. Questo, approvato nel novembre del 1937, abbandona quei segni propri della “architettura razionale” che caratterizzavano l’edificio disegnato da Scianti. Nel 1938, anno in cui si avvia l’attività produttiva, viene presentato il progetto esecutivo che prevede anche il ridimensionamento del cortile, non più attraversato dalla ferrovia, e l’ampliamento del capannone posteriore.
Nel 1939 si costruisce un nuovo capannone su progetto del geometra Elio Bonvicini. Alla data del 25 gennaio 1940, quando si ottenne la servibilità per tutti i locali edificati, l’edificio costruito risulta molto più grande di quello progettato inizialmente: la superficie coperta è infatti di 9.000 metri contro i 6.000 iniziali; i vani sono 46 a fronte dei 25 previsti nel 1936.
L’edificio che vediamo oggi, sebbene la sua leggibilità sia stata minata dalla costruzione del viadotto che scavalca la ferrovia (1965), resta comunque “una testimonianza fedele dell’architettura industriale degli anni ’30” che ha avuto “un significato importante per il rinnovamento dell’architettura a Modena, mostrando le potenzialità espressive del puro funzionalismo”.
In seguito alla cessazione delle attività, nel 1983, l’area viene acquistata dal Comune di Modena, che ne è tuttora il proprietario.
Dopo un breve periodo, in cui i locali dello stabilimento sono usati per concerti e iniziative rivolte ai giovani, nel dicembre 2000 è presentato un Piano Particolareggiato di iniziativa pubblica per la trasformazione dell’edificio nella sede unificata dell’Azienda U.S.L. di Modena, assecondando un’intenzione manifestata fino dal 1989. Il progetto tuttavia non ha seguito.
L’edificio pertanto rimane a lungo inutilizzato. In seguito a acceso dibattito sul suo futuro (tra il novembre 2005 e il gennaio 2006), dovuto all’ipotesi di vendita dell’immobile attribuita all’Assessorato alla Programmazione e Gestione del Territorio della città, l’Amministrazione si impegna a non vendere l’immobile e a cercare una soluzione con il contributo dei cittadini.
Si avvia così, il 9 gennaio 2007, un progetto partecipativo per raccogliere idee e proposte sull’utilizzo di questo spazio.
Il progetto partecipativo da luogo al progetto DAST - Design Arte Scienza Tecnologia - di cui fanno parte enti e associazioni già presenti sul territorio (Università, Istituto Storico, Officina Emilia, Associazione Amici delle Fonderie, Consulta Associazioni culturali) e nuove entità progettuali formatesi lungo il processo partecipativo (Fonderia delle Arti): realtà diverse, che intendono proporsi alla città come un progetto unitario. La proposta viene presentata all’Amministrazione il 31 maggio 2007 e approvata con delibera di indirizzo del Consiglio Comunale il 10 marzo 2008.
La proposta si configura come “un centro integrato polifunzionale che intreccerà linguaggi diversi, quali design industriale, scienza e tecnologia, sviluppo locale, storia sociale del lavoro, cultura e arti contemporanee.”(Comune di Modena, 2008, Documento preliminare alla progettazione del concorso di idee per la riqualificazione urbanistica ed architettonica dell’area Ec Fonderie Riunite – progetto D.A.S.T.).
Per dare una veste architettonica alle idee elaborate, viene scelta la forma di un concorso di idee, le cui linee guida sono elaborate da un gruppo di lavoro formato da alcuni componenti del Tavolo, dal Presidente dell’Ordine degli Architetti e dall’Amministrazione Comunale. Il concorso si chiude nel novembre 2008 con la presentazione di oltre sessanta progetti.
Il 9 gennaio 2009 vengono proclamati i primi tre progetti classificati. Il vincitore è il Centro Cooperativo di Progettazione - CCDP (Reggio Emilia), secondo si classifica l’architetto Piergiorgio Tosoni di Torino, terzo il romano Luciano Cupelloni.
A oggi (dicembre 2010), sono in corso gli accertamenti necessari per l’approvazione del Piano Particolareggiato dell’area.

dettagli
  • Autore: Giulia Piscitelli
note

5 La scarsa partecipazione fu un dato rilevato dalla stessa giuria del concorso.

6 ASCMo, Fondo Ornato, fascicoli 245/39, 361/36, 263/38