Campo della Cultura / Sezione terza
Reti di luoghi: tre sistemi modenesi

cap. 21

Il focus si è spostato su istituzioni culturali (biblioteche, università, teatri, cinema etc.), diffusi nel territorio e l’aspetto maggiormente approfondito, di conseguenza, non è consistito tanto nell’analisi del singolo manufatto quanto nella lettura del “sistema” di luoghi che tali Istituzioni riescono (o non riescono) a costituire.

In una sua seconda fase la ricerca si è concentrata su luoghi rappresentativi della vita culturale della città, non puntuali - come nel caso del Sant’Agostino - o comunque concentrati in un’area territorialmente e identitariamente ben definita; Il focus si è spostato su istituzioni culturali (biblioteche, università, teatri, cinema etc.), diffusi nel territorio e l’aspetto maggiormente approfondito, di conseguenza, non è consistito tanto nell’analisi del singolo manufatto quanto nella lettura del “sistema” di luoghi che tali Istituzioni riescono (o non riescono) a costituire. La metodologia generale è stata applicata non al singolo luogo, ma a reti di luoghi, analizzate secondo i parametri fissati di programma, progetto, costruzione e circostanza.
Ne è scaturita un’analisi piuttosto articolata e complessa, che spesso si è intrecciata con gli altri filoni della ricerca sul Campo della Cultura a Modena, soprattutto laddove la nascita o la strutturazione di sistemi di luoghi si è rivelata strettamente correlata a specifiche politiche culturali e di “fornitura di servizi” alla cittadinanza messe in atto nei decenni dall’amministrazione. La ricerca ha dunque indagato, tramite la metodologia già descritta, l’origine di questi sistemi di luoghi, la loro consistenza attuale, l’impatto sul territorio a varie scale, da quello locale, di quartiere, a quello comunale o provinciale, il ruolo di ciascun luogo all’interno del sistema e quello degli strumenti di pianificazione nella realizzazione e nello sviluppo di ogni sistema.
Anche grazie alla traduzione degli esiti della ricerca in un sito web è stato infine possibile individuare e rendere visibili le relazioni tra luoghi di sistemi diversi e dei sistemi tra loro, recuperando valori talvolta inattesi di edifici o contesti architettonicamente poco significativi, ma rilevanti, sul piano urbano, sociale e per la vita culturale della città.
Di contro, è stato anche possibile mappare le debolezze di sistemi nati sull’onda di politiche socio-culturali ben determinate e poi lasciati progressivamente a se stessi, spesso inglobati nell’anonimato di una città che cresce in modo urbanisticamente indifferenziato e sempre più ripiegato sulla sfera privata.
Infine, la ricerca ha consentito di far emergere, all’interno delle reti, luoghi significativi per la cultura della città contemporanea, anche se non inseriti nei circuiti istituzionalizzati.


Ateneo di Modena e Reggio Emilia
Nato in epoca medievale come scuola di studi giuridici, l’Ateneo di Modena, a partire dal secondo dopoguerra, ha visto crescere in modo vistoso il numero degli iscritti e ha ampliato notevolmente la propria offerta didattica prima nel settore scientifico e recentemente anche in quello umanistico, fino all’apertura, nell'anno accademico 2004/2005, dell’ultima Facoltà, quella di Bioscienze e Biotecnologie.
Le attività universitarie sono a oggi ospitate in sedi sparse sul territorio e raggruppabili in tre sistemi territoriali omogenei.

1. Sistema centro storico
Se nel periodo comunale lo Studio di Modena aveva la sua sede nel palazzo del Comune, sul finire del XVII secolo la struttura universitaria si spostò nei locali della Congregazione della B.V. di S. Carlo, affacciata su via Castellaro nel tratto poi denominato via Università, finché non si procedette all’edificazione del nuovo Palazzo Universitario. a seguito della riforma del 1772, edificio che si può considerare la prima vera sede universitaria modenese.
Dalla riforma del 1772 a oggi l’Università ha poi occupato diverse altre sedi del centro storico, talvolta per brevi periodi, in altri casi con continuità a seguito di progetti che hanno spesso modificato gli edifici in cui l’istituzione andava a collocarsi. Attualmente i principali edifici universitari all’interno del centro storico si collocano nel palazzo di via Università, nel complesso di S. Eufemia, nel Foro Boario e in via Fontanelli, nell’Orto Botanico e nel recentemente ristrutturato complesso di S. Geminiano; essi ospitano la Facoltà di Giurisprudenza, quella di Economia e quella di Lettere e Filosofia, ma anche diversi Dipartimenti, così come la Scuola di Specializzazione per le professioni legali, alcune Direzioni operative e diversi uffici, nonché musei e biblioteche universitarie. Inoltre, nelle sedi del centro storico trovano spazio servizi di Ateneo come il Centro Linguistico, la Residenza Universitaria S. Filippo Neri e la Residenza Santa Chiara.
A una vista d’insieme, l’università modenese si relaziona al centro storico della città come un sistema diffuso, che comprende più funzioni (didattica, iniziative culturali, ospitalità e servizi) e sviluppa buone interazioni con il tessuto urbano. Anche analizzando i complessi appena ultimati o in fase di realizzazione è possibile evidenziare una tendenza alla creazione di poli monodisciplinari (polo giuridico, polo economico, polo letterario, polo amministrativo), ciascuno insediato in uno o più isolati edilizi, che si basano sul riuso di grandi contenitori storici dismessi, i quali rivelano flessibilità d’utilizzo e grande valenza rappresentativa ma anche la difficoltà dell’edilizia storica ad accogliere funzioni scientificamente e didatticamente complesse, come i laboratori o i centri di sperimentazione.

2. Sistema Policlinico
Gli studi di Medicina e Chirurgia, a Modena, sono di poco successivi alla nascita dell'Università e risalgono al 1300. Sulla scorta di questa tradizione la Facoltà di Medicina e Chirurgia ha sempre goduto di un riconoscimento e di un prestigio nazionale e internazionale, confermato in epoca recente dalle numerosissime collaborazioni scientifiche con i più importanti Istituti del mondo.
E' stata interessata, poi, da un cospicuo rinnovamento, a seguito dell'apertura nel 1963 del Policlinico che, con le sue Cliniche e Istituti universitari, ne ha notevolmente accresciuto l'influenza sulla vita cittadina e nazionale.
All'interno della Facoltà, sempre in continua evoluzione per un adeguamento didattico derivante dalla evoluzione della ricerca scientifica e dal contesto socio-culturale, gli studenti, gli specializzandi e i dottorandi lavorano in sinergia con il Policlinico universitario, un ospedale di insegnamento che ha tra i suoi obiettivi istituzionali anche quello di favorire l’attività di ricerca, con particolare riferimento a quella con significative e positive ricadute sull’attività assistenziale e di formazione. L’integrazione delle finalità e delle attività di assistenza, formazione e ricerca è concepita, infatti, come un vantaggio competitivo e un valore per lo sviluppo dell’azienda ospedaliera, l’eccellenza dei servizi prestati, l’aggiornamento e la crescita professionale di tutti gli operatori.
L’area che ospita la sede di tale Azienda ospedaliero-universitaria, solitamente definita “Policlinico”, in realtà ospita non solo il grande corpo centrale dell’ospedale, ma anche una serie di altri edifici, come il poliambulatorio, le cosiddette “anatomie”, fino ai più recenti centro Oncologico Modenese e Centro Servizi, susseguitisi nel tempo per adeguare le sedi alle funzioni sempre più numerose e complesse dell’ente.
Il primo progetto, presentato nel 1933 dall’architetto Ettore Rossi, ha trovato realizzazione solo a partire dal 1951, l’ultimo, quello relativo al Centro Servizi, si è concluso con la realizzazione nel 2005.
In generale, è opportuno sottolineare come il comparto universitario del Policlinico si relazioni continuamente alla città in virtù dei servizi assistenziali offerti, anche se la vita universitaria che vi si svolge risulta spesso poco evidente per i fruitori delle prestazioni sanitarie. Inoltre, le ultime scelte edificatorie (Com Centro Oncologico Modenese e Centro Servizi) manifestano un’evidente intenzione di intensificare e palesare maggiormente i rapporti con il contesto urbano, sia a livello urbanistico che a livello socio-culturale, con l’organizzazione di eventi e progetti sempre più svincolati dall’assistenza tradizionale e sempre più aperti alla cittadinanza.

3. Sistema Campus
L’area immediatamente a est del nuovo ospedale viene scelta dal Piano Regolatore del 1958 come sede ideale per una Campus universitario, la cui costruzione era resa necessaria dall’inadeguatezza degli spazi fino ad allora utilizzati nel centro storico. La realizzazione del comparto prende il via nel 1960, con la costruzione della Casa dello Studente, seguita a breve distanza dagli istituti Biologici. Si susseguono poi le realizzazioni di un notevole numero di edifici, che arrivano fino ai tempi recenti, con la realizzazione negli anni duemila della Nuova Facoltà di Ingegneria.
La ricerca evidenzia che il campus si connota, da subito, come una sorta di “cittadella scientifica” e l’assetto della sua struttura e dei singoli edifici è fortemente segnato da questa caratterizzazione. Infatti, a ogni edificio realizzato non corrisponde una Facoltà, ma un Dipartimento, ovvero un’istituzione spesso trasversale a più Facoltà o Corsi di Laurea. Ciò determina un’interessante “interdisciplinarietà” dello schema distributivo delle funzioni, e quindi delle attività, all’interno del campus, ove aule, laboratori e centri di ricerca ospitano professionalità spesso diverse e complementari.
Tale caratteristica, voluta dal piano originario, è stata incrementata anche dalle scelte costruttive degli ultimi anni, come la realizzazione della Biblioteca Scientifica Interdipartimentale.
Nel tempo sono stati messi in atto diversi progetti di ampliamento e modificazione dei vari edifici che compongono il campus, sia per adeguamento ai cambiamenti normativi sia per adattare il campus alle nuove esigenze della vita universitaria, ma tali progetti non hanno alterato in modo sostanziale la struttura del campus e nemmeno quella dei singoli edifici componenti, trattandosi prevalentemente di opere interne o interventi impiantistici.
Recentemente è stato varato il Piano Particolareggiato di iniziativa pubblica denominato “Campus universitario”, che prevede la riorganizzazione della dotazione dei posti auto con la costruzione di un parcheggio multipiano sul fronte di via Araldi, l’aumento degli standard di sicurezza e di controllo attraverso la razionalizzazione degli accessi al Campus ed ai vari istituti, la riorganizzazione e riqualificazione complessiva della zona verde del Campus Universitario.
Lo strumento pianificatorio recepisce, inoltre, le più recenti richieste riguardanti l’inserimento di un nuovo fabbricato destinato a sede dei Dipartimenti di Chimica, Scienze Farmaceutiche e Scienze della Terra, localizzato sull’area precedentemente destinata a impianto sportivo a raso, la demolizione dell’edificio ospitante attualmente il Dipartimento di Chimica e Farmacia, la costruzione di una nuova volumetria, in parziale sostituzione di quella demolita, per le eventuali nuove esigenze che si andranno a delineare, l’ampliamento della capacità della residenza universitaria con l’introduzione di circa 500 nuovi posti letto, la razionalizzazione del sistema dei percorsi ciclopedonali con la possibilità di attraversamento protetto dell’intera area. Il Piano dovrà inoltre garantire le mutevoli esigenze dell’università, che potranno verificarsi nel corso degli anni.
A oggi il campus si connota, dunque, come un’area fisicamente e funzionalmente ben determinata, recintata, alla quale si accede solo dagli ingressi previsti. Questo determina un particolare modo di relazionarsi al tessuto urbano circostante e, di conseguenza, alla città. Tuttavia, risulta evidente una continua ricerca di connessione tra la vita, culturale e scientifica, interna al campus e il contesto urbano modenese, oltre ai normali rapporti scientifici internazionali. Frequentemente, infatti, il campus ospita seminari, convegni, workshop di respiro sovranazionale, all’interno delle sue strutture trovano spazio laboratori di ricerca che operano in partnership con aziende locali e altri enti analoghi italiani e stranieri.
In generale sul sistema Modena-Reggio Emilia, si può invece dire che l’analisi ha innanzi tutto evidenziato l’anomalia dell’Ateneo in oggetto in relazione al modello della università a rete di sedi, modello nato con il principale scopo di decongestionare Atenei di grandi dimensioni. Nel caso di studio il modello appare piuttosto applicato nella chiave del coinvolgimento, da parte di un Ateneo di antiche tradizioni, di una realtà culturale ricca, geograficamente prossima, ma priva di tradizioni universitarie come quella di Reggio Emilia. Risulta tuttavia evidente come tale processo non abbia ad oggi avuto sviluppi rilevanti al punto da poter considerare il sistema realmente bipolare


Sistema bibliotecario modenese
In questa sezione, la ricerca ha censito e mappato il sistema delle biblioteche sul territorio comunale, evidenziandone il ruolo fondamentale nel formarsi, anche fisico, della città di Modena, in quanto elementi centrali di programmi politico-amministrativi, tradotti in strategie culturali e urbanistiche, elaborati nei primi decenni del secondo dopoguerra.
Il primo dato che emerge è il permanere, anche a fronte di un cambio delle politiche relative al sistema bibliotecario, di una capillare rete di spazi per la lettura, articolati in diversi sistemi: le biblioteche comunali, i punti di lettura, le biblioteche provinciali e le biblioteche universitarie.
La rete comunale delle biblioteche attualmente annovera 14 biblioteche, coordinate dal servizio biblioteche del Comune di Modena. I punti di lettura, invece, attualmente sei e situati prevalentemente nella frazioni, appartengono al sistema comunale, ma presentano la non irrilevante differenza di essere gestiti da associazioni di volontari e non da dipendenti, con tutti i relativi aspetti di partecipazione, attaccamento territoriale e riconoscimento del valore sociale della biblioteca.
Il sistema provinciale delle biblioteche riunisce sul territorio del comune di Modena 13 biblioteche, non solo legate all’istituzione Provincia di Modena, ma anche e soprattutto facenti capo ad altre istituzioni culturali, pubbliche e private. La sede di riferimento di tale sistema sta nel centro provinciale di documentazione.
Infine, il Sistema Bibliotecario di Ateneo, che attualmente conta una decina di strutture, è costituito dall'insieme coordinato delle strutture bibliotecarie dell’università, con la finalità istituzionale di dare supporto all'attività didattica e di ricerca svolta nell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, attraverso la razionalizzazione, la promozione, lo sviluppo delle attività biblioteconomiche. Il Sistema Bibliotecario di Ateneo è articolato in una struttura centrale denominata Centro del Sistema Bibliotecario di Ateneo, con compiti di gestione e coordinamento, ed in strutture periferiche di servizio denominate Biblioteche Universitarie, dotate di autonomia organizzativa, regolamentare e finanziaria.
Come abbiamo detto e visto, il sistema bibliotecario modenese è dunque una realtà ricca e complessa, che coinvolge più soggetti gestori diversamente dislocati sul territorio e che, se risente della vera o presunta “crisi” internazionale della biblioteca tradizionalmente intesa e della conseguente ricerca di servizi pubblici innovativi, mantiene comunque una ruolo forte sul territorio.
Dopo aver analizzato i singoli luoghi che ospitano le istituzioni bibliotecarie è stato possibile individuare e definire tre insiemi di questioni attraverso le quali indagare nuovamente i luoghi stessi, per scoprire quali siano gli aspetti di carattere urbanistico-architettonico che, affiancati alle argomentazioni legate alla biblioteconomia, spieghino la “tenuta” del sistema modenese e consentano di individuare possibili strategie di sviluppo, innestandole nella storia delle biblioteche di Modena e dei luoghi che esse determinano.
Le tre aree tematiche individuate sono:
1) accessibilità/competitività territoriale: una ricerca inglese del Tower Hamlets Borough di Londra sul declino delle biblioteche di quartiere in città  ha rivelato come la carenza di accessibilità di questi servizi, identificata dai cittadini quale causa della crisi, non sia tanto legata alla distanza tra la biblioteca e la porta di casa, ma alla competizione perdente con altre attività. Da qui è scaturita una controversa riflessione internazionale sul ruolo della dislocazione urbana delle sedi bibliotecarie, sulla loro visibilità, sul loro carattere più o meno introspettivo, sull’attratività delle aree di insediamento.
La realtà modenese risponde a queste questioni in modi anche molto diversi fra loro.
Ci sono, infatti, le biblioteche di quartiere, collocate in quartieri periferici degli anni Settanta e Ottanta, vicine o addirittura contigue a centri civici e polisportive, centri commerciali di vicinato, servizi di istruzione primaria, o, addirittuta in un caso, all’interno di un ipermercato. Queste realtà, a tuttoggi molto frequentate, svolgono ancora un ruolo polifunzionale, affiancndo all’identità di luogo della lettura quello di punto d’aggregazione e di promozione socio-culturale del quartiere in cui si collocano.
Ci sono poi le bliblioteche specialistiche, collocate a volte in contesti di forte attrattività culturale, come poli museali o strutture scolastiche, ma spesso comunque poco “aperte”, soprattutto dal punto di vista architettonico e percettivo, al tessuto urbano.
2) connessione dell’offerta con la vita quotidiana dei cittadini: la conclusione della citata indagine inglese rimarca come, se si vuole che le biblioteche e la formazione continua facciano parte della vita quotidiana delle persone, sia sempre più necessario entrare nella competizione per la conquista del loro tempo e della loro attenzione, anche a rischio di snaturare in parte l’identità stessa della struttura bibliotecaria.
La ricerca si è dunque chiesta: le biblioteche modenesi hanno sedi adeguate a questi scopi e una dislocazione territoriale coerente con essi? Come possono e vogliono le sedi bibliotecarie rapportarsi al trend polifunzionale sviluppatosi in altri contesti in risposta alla crisi delle strutture tradizionali? Il caso analizzato per rispondere a queste questioni è stato principalmente quello della Biblioteca Civica Delfini, collocata in un palazzo del centro storico e integralmente ristrutturata nel 2005, come biblioteca d’uso e non di conservazione, con un patrimonio di carattere generale e moderno, per adulti e ragazzi, continuamente aggiornato sulle ultime novità editoriali e collocato per la maggior parte a scaffale aperto. Questa biblioteca, per l’organizzazione spaziale, l’arredamento e la segnaletica scelta, la natura dei servizi e delle iniziative collaterali offerte, va nella direzione della ricerca inglese citata e risulta molto apprezzata e frequentata dai cittadini. Ciò che la ricerca ha evidenziato è semplicemente l’opportunità di trovare un punto di equilibrio tra l’attrattività e il mantenimento dell’identità primaria del luogo quale centro di promozione della lettura.
3) ruolo sociale della biblioteca come luogo di incontro e aggregazione: come ultimo elemento degno di nota, la ricerca inglese individua nella capacità delle biblioteche di proporsi come luoghi dove le persone possano incontrarsi e godere della compagnia reciproca, giocando un ruolo sociale significativo e contribuendo ad accrescere la qualità della vita delle persone all'interno dell’area in cui sono situate, la strategia vincente del rilancio delle biblioteche stesse. Proprio questo è forse l’elemento che maggiormente richiama il sistema bibliotecario modenese come si è venuto a stratificare nel tempo e proprio questo è il punto su cui vale la pena interrogare il presente alla ricerca di possibili scenari futuri.
Il caso emblematico che è stato analizzato è quello della Biblioteca di quartiere Crocetta, recentemente trasferita all’interno della cosiddetta palazzina Pucci, ovvero nell’edificio cuore della riqualificazione urbana in atto del quadrante nord della città. Una dislocazione che quindi riconosce alla biblioteca un ruolo centrale nella rigenerazione dell’area, grazie alla sua capacità di fare urbanità, di trasformare la semplice “sede” in un “luogo”.
Ma molto significativa è anche la scelta di trasferire funzioni bibliotecarie legate alla storia della città anche all’interno del progetto di recupero dell’edificio delle Ex-Fonderie Riunite, prossimo cuore culturale polifunzionale della città, questa volta, però, in “periferia”.

I luoghi dello spettacolo nella provincia di Modena
La ricerca ha ricostruito la ricca storia degli spazi dedicati allo spettacolo – teatro e cinema – nella città di Modena, evidenziandone peculiarità, potenzialità e problematiche.
Per quanto concerne il sistema degli spazi teatrali istituzionali, risulta evidente come esso abbia mantenuto una sua continuità nel tempo, grazie ad Ert (Emilia Romagna Teatro Fondazione) assumendo addirittura la consistenza e il valore di una rete a scala regionale, mentre ad esso si sono affiancate altre realtà di natura spesso mista pubblico-privato.
Sono state dunque mappate nove strutture teatrali che affiancano realtà più grandi e conosciute, luoghi spesso nati in sinergia con altre istituzioni, come le parrocchie, quindi con un forte legame territoriale. Oggi spesso tale legame è andato perduto, ma le strutture si mantengono in attività andando a integrare l’offerta di spettacolo a scala cittadina grazie alla gestione affidata a soggetti terzi e alla polifunzionalità per cui alle funzioni strettamente teatrali si affiancano quelle congressuali, formative, sociali.
Un’altra realtà interessante è quella costituita dalle sette sale per spettacolo, ovvero strutture non inquadrabili tipologicamente nella realtà tetarale, spesso polifunzionali e anch’esse collegate ad altre istituzioni, come Polisportive, associazioni culturali o universitarie, realtà giovanili. Questi luoghi manifestano una notevole vitalità, spesso affidata a circuiti privilegiati e talvolta autoreferenziali, che solitamente poco si relazionano alla città. Il caso più interessante, in questo senso, è quello della sala del Forum Monzani probabilmente la più ampia e tecnologicamente attrezzata della città, dotata di foresteria per gli attori e inserita in un contesto architettonicamente di pregio e funzionalmente molto variegato, in grado di ospitare convention internazionali e spettacoli di richiamo per l’intero territorio nazionale, ma per lo più sconosciuta ai cittadini di Modena.
Infine, molto interessante è il sistema dei luoghi per lo spettacolo all’aperto, estremamente ricco e articolato in otto strutture tra parchi e piazze. Il dato di maggiore interesse, in questo caso, è rappresentato dalla riconosciuta capacità di luoghi spesso storici, comunque per lo più tradizionali, di prestarsi con notevole riscontro all’allestimento per inizative di spettacolo, consentendo prevalentemente durante la stagione estiva di diffondere l’animazione culturale in tutto il territorio comunale.
Dall’analisi risulta invece evidente un sostanziale impoverimento degli spazi dedicati al cinema, con la scomparsa delle sale di struttura tradizionale e lo sviluppo del modello multisala. Si tratta evidentemente, in quest’ultimo caso, di un fenomeno non specifico della realtà modenese, che tuttavia non è stato qui contrastato con politiche volte a valorizzare la ricca tradizione cittadina nell’ambito della cultura cinematografica d’autore, come invece è stato fatto, ad esempio, nel caso del Lumiére a Bologna.
Dei quattro cinema tradizionali ancora aperti in città, due si caratterizzano per una programmazione d’essai e aperture limitate, uno alterna all’attività cinematografica quella teatrale, uno ha una natura prevalente di sala parrocchiale, destinata dunque a seconde visioni e fruitori selezionati.
I due cinema estivi sono attualmente in fase di trasformazione, l’uno per la dismissione della struttura tradizionale al chiuso cui si connette, l’altro per il progetto pubblico di trasformazione globale dell’area in cui è storicamente insediato (Piano Ex Amcm).
A farla dunque da padrone sono le strutture multisala, alcune oggi in difficoltà, derivanti dalla trasformazione di cinema tradizionali del centro storico, altre collocate in periferia e sempre più concepite come elementi polifuzionali, che affiancano alla programmazione cinematoografica altre attività di intrattenimento, anche di carattere privato, ristorazione, commercio, servizi. Il caso emblematico che è stato analizzato nel dettaglio è quello del recentissimo multisala Victoria, inserito nel progetto di riqualificazione urbana dell’area Ex Vinacce.
Non sono emerse dalla analisi strategie per creare un sistema dello spettacolo d’autore – teatrale e cinematografico - a Modena, così come la storia culturale della città potrebbe certamente suggerire e nemmeno strategie strutturali – al di là di iniziative specifiche promosse da singole istituzioni - per mettere a sistema i luoghi dello spettacolo con altri luoghi della cultura (biblioteche, sedi espositive).

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  • Autore: Maria Cristina Fregni

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