Abitanti, residenti, city users
Editoriale n°4

In queste settimane ci occuperemo di una forma specifica di cultura, la cultura dell’abitare, e delle sue espressioni che intrecciano, spesso inavvertitamente per noi, la nostra quotidianità.
Tutti noi siamo residenti in un luogo, dove abbiamo la nostra casa, le nostre cose, dove torniamo la sera, dopo essere stati city users magari di un altro luogo, in cui passiamo la maggior parte delle nostre giornate e di cui utilizziamo gli spazi, i servizi, le offerte culturali.
Non  tutti, però, siamo forse abitanti di un luogo, o, utilizzando l’accezione transitiva del verbo, oggi quasi dimenticata, abitanti UN  luogo.

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Eppure abitare è il verbo che meglio rappresenta, da millenni, il significato della vita dell’uomo sul pianeta. Spesso viene confuso con alloggiare, risiedere etc, ma esso, in realtà, esprime molto di più; abitare deriva da habère (avere), quindi possedere, ma anche verbo che si usa  per indicare  le relazioni   interpersonali (ho moglie, ho un figlio, ho un amico e così via). Ecco perché, in  effetti, molti  studiosi, Haidegger in  primis,  interpretano  il termine abitare  come “prendersi cura di ...” (come di una pianta o di un figlio).
Quindi abitare un territorio, abitare  una casa, significa  prendersi  cura di un territorio, prendersi cura di una casa. Significa quindi conoscerlo  e percepirlo  come proprio, non come un luogo in cui vigono leggi e norme imposte da altri, ma come luogo, ambito,  della propria  quotidianità, dove poter esprimere della propria  identità, dove vivere una consapevolezza che si esplica in fatti di vita  concreta, giudicati culturalmente da parte degli abitanti.

Secondo il punto di vista di molti antropologi, il territorio è una vera e propria estensione dell’organismo umano, caratterizzata e delimitata da segnali visivi, vocali ed olfattivi, per cui non solo è interessante distinguere i diversi universi spaziali prodotti dalle diverse culture e subculture, ma anche il modo in cui tali spazi siano influenti sugli aspetti della vita, quali la qualità dello spazio abitato, il modo di vedere se stessi e il proprio destino. Il comportamento umano è, senza dubbio, influenzato dalle rappresentazioni simboliche che la comunità ha dato allo spazio che abita e con il quale è in intimo rapporto.  Lévi-Strauss, compiendo un’ampia comparazione tra insediamenti umani diversi, rivela che l’occupazione dello spazio dei singoli  individui è considerata un linguaggio esplicativo della struttura sociale e della visione del mondo della comunità stessa. Da questo punto di vista, dunque, l’incontro tra cultura e territorio diventa un tracciato delle interrelazioni personali che nel corso del tempo si sono svolte e si svolgono in quello  spazio. Non a caso, numerosi studi epidemiologici e ricerche sugli ambienti, svoltisi soprattutto dalla metà del 1900, rivelano che molti problemi sociali gravi quali la mortalità perinatale ed infantile, la psicopatologia, la delinquenza e la criminalità giovanile, sono collegati a fattori sociali che seguono la ripartizione spaziale della città.

Ecco dunque che l’indagine sulle forme dell’abitare, di Modena o di altri contesti scelti per il carattere affine o le esperienze interessanti, è diventata per noi l’occasione per riflettere sulla nostra identità e sugli intrecci tra politiche culturali e strutture territoriali. Si spiega così la riflessione proposta sul ruolo delle Circoscrizioni modenesi, nell'ottica di una loro possibile scomparsa a seguito del recente quadro legislativo, cui vi inviatiamo a partecipare con commenti e osservazioni. E sempre così nasce la rcerca in merito al cohousing, che, diffondensodi ormai in molte città italiane, invita tutti a interrogarsi sui modelli abitativi ormai consolidati e sulla loro reale capacità di rispondere ai bisogni contemporanei. In contesti medio-piccoli, poi, è quasi scontato che la vita "culturale" si concentri principalmente nel centro storico: ecco dunque che, con l'intervista ad una delle organizzatrici del festival Periferico, vogliamo invece dare valore ad esperienze che provano a dare significato anche a luoghi insoliti e poco conosciuti.
Con "Pavia città ospitale" scopriamo invece un approccio interessante, proposta da Andrea Membretti, al tema dei flussi e degli utenti diversificati delle città, mentre un gruppo di professioniste mantovane ci conduce a conoscere esperienze innovative in materia di conciliazione dei tempi di vita e di quelli di lavoro in diverse città italiane.
Dai materiali della ricerca Il campo della cultura abbiamo poi messo in evidenza il contributo di Paolo Perulli "Sviluppo locale e cultura:la città", per inquadrare concettualmente in una cornice densa e preziosa le diverse "luci sul tema" accese dai contributi sopra citati.
Infine, nella fotogallery vi suggeriamo la particolare lettura della città che ci offrono gli urban sketchers.
Allegati di approfondimento, link e appuntamenti particolari cercano poi di completare il quadro e gettare le basi per i focus che svilupperemo nei prossimi mesi.

pubblicato il 2011-01-09
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  • Autore: redazione
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L'immagine in questo articolo è di Beate Knappe, fonte www.flickr.it

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