Discutere
I Luoghi della memoria

Il termine luogo  di memoria deve la sua genesi a Pierre Nora che nella sua opera Les Lieux de Mémoire , con tale categoria delinea una serie di “luoghi” reali e simbolici, monumentali o legati al paesaggio. Nel suo fondamentale testo, egli ha dato di luogo della memoria la seguente definizione: “luogo della memoria è una unità significativa, d’ordine materiale o ideale, che la volontà degli uomini o il lavorio del tempo ha reso un elemento simbolico di una qualche comunità […] Il luogo della memoria ha come scopo fornire al visitatore, al passante, il quadro autentico e concreto di un fatto storico. Rende visibile ciò che non lo è: la storia […] e unisce in un unico campo due discipline: la storia appunto e la geografia”.

La lezione di Nora è stata poi ripresa, sempre in ambito francese, da J. P. Vallat , che, attraverso l’analisi di casi francesi, italiani, spagnoli, tedeschi, amplia la nozione di patrimonio investendola di un carattere simbolico e incrociandola con quella di memoria. A livello metodologico, come è caratteristico nella tradizione storica francese delle Annales, l’autore ricorre alla geografia sin dall’eloquente sottotitolo: itinéraires géographiques.
In Italia, poi, la riflessione sui luoghi della memoria è stata sviluppata in modo sistematico da Mario Isnenghi , nonché, per un focus specifico sulla memoria senza testimoni, da David Bidussa , e da Raffaella Di Castro , con l’opera Testimoni del non provato. Ricordare, pensare, immaginare la Shoà nella terza generazione.
Ciò che accomuna tutti i lavori di questi studiosi è la consapevolezza, che con l’espressione luoghi della memoria si rimanda sempre ad una pluralità di situazioni e significati, nonché di possibilità di approccio. Un luogo di memoria non è solo un luogo fisico e, come ben esplicitato da Mario Isnenghi , esso può contenere e offire dati materiali e simbolici, richiamare eventi o figure, collocarsi in spazi ridotti e circoscritti o estendersi in un paesaggio,  nonché partecipare al consolidamento e alla diffusione di miti e riti collettivi. Ci si confronta, dunque, con una varietà considerevole di tipologie di luoghi , che di volta in volta rappresentano differenti modalità di elaborazione e messa in scena della memoria collettiva, andando a investire il delicato intreccio storia-memoria, e costringendo il visitatore o lo studioso a stabilire con essi relazioni ogni volta diverse e a tener conto dei linguaggi specifici che li costituiscono. Ogni volta, ogni luogo, costringe chi vi si approccia a tenere costantemente presente la storia (o le storie) che vi si trova inscritta,  il tempo e la cultura (o le culture) che lo ha prodotto e il presente da cui lo si osserva o lo si visita.
Come sottolineano tutti gli studiosi citati, la memoria, dunque, nel fissarsi in un luogo, può assumere una pluralità di forme, attraverso differenti modalità di comunicazione e linguaggio (monumentalizzazione, conservazione, simbolizzazione, ecc.) che determinano gradi più o meno complessi di riconoscibilità e fruizione, richiedendo approcci ogni volta diversi.
Alla luce di quanto detto fin qui, risulta dunque quanto mai interessante intrecciare diversi sguardi disciplinari e approcci al tema: dal lavoro sulla memoria portato avanti dagli storici, partendo da Le Goff e la ricerca sviluppata dagli Annales sul tema del Documento/Monumento , attraverso la discussione sollecitata dagli estensori delle Carte del restauro , fino al lavoro di geografi, archeologi e paesaggisti  sul tema del paesaggio come palinsesto e come elemento primario collettivo e fondamento dei processi virtuosi di costruzione del bene comune, per finire con ricercatori e pedagogisti  che approfondiscono gli aspetti della funzione didattica e letteraria dei Luoghi di Memoria.  Alla luce di tutti questi contributi, nella relazione tra luogo e memoria sono dunque evidenziabili alcune modalità:a) un luogo può contenere una storia o più storie, perché ogni luogo sta nel tempo, e da più storie può essere attraversato e abitato, come con più storie può interagire o confondersi e in più storie trasformarsi; b) un luogo può resistere al tempo, finire preservato o dimenticato, toccando in tal modo diverse culture e sensibilità; c) un luogo può parlare a intere comunità e aggregazioni sociali, come può sollecitare coscienze o curiosità individuali; d) un luogo può tacere o essere messo a tacere (la storia e i suoi tempi possono mettergli di fronte attenzione e cura, ma anche dimenticanza, abbandono, oblio).
E’ quindi chiaro che la nostra possibilità di percepire storia e memoria insite in un luogo dipendono fortemente dalla condizione del tempo presente da cui lo si osserva e dalla condizione complessiva del luogo stesso. Come sottolineato da Isnenghi, Bertacchi e altri, le modalità di valorizzazione dei luoghi di memoria sono dunque plurime: un luogo può infatti rimandare a una storia-memoria dominante o a più vicende, proprio perché in passato può aver assunto rilevanze e funzioni diverse, a seconda del periodo e dell’uso che se ne è fatto; si può dunque far capo a una o più memorie, rintracciabili nel luogo attraverso segnalazioni e presenze documentarie (immagini, oggetti, disposizioni, regolamenti, ecc.) o rinvenibili in virtù della guida offerta da un preciso allestimento o da un accorto accompagnamento; ancora,  un luogo può presentarsi anche nelle parole dei testimoni, e in tal modo sarà possibile ripercorrerlo e collocarlo in una dimensione mobile e articolata, proprio perché il ricordo di chi c’era offre un ulteriore materiale di riflessione, ricco e insidioso al tempo stesso; infine, un luogo può essere inserito a pieno titolo in un itinerario di costruzione della conoscenza storica, a patto di indagarlo con gli strumenti e le modalità della ricerca, che collocano le fonti di memoria e la memoria tra gli elementi indispensabili per la ricostruzione di precise vicende e situazioni .
Un luogo, quindi, ci appare come fonte complessa e stratificata del tempo che ci precede, capace di agire  sul nostro presente, in virtù della relazione che con esso stabiliamo. Le memorie trattenute e celebrate rappresentano in questo senso una ragnatela di sentieri che registrano nella trama – a vari livelli – le immagini e le assenze (e gli usi di cui sono state oggetto) più eloquenti della nostra storia. A tale proposito, risultano eloquenti sia i vuoti che i pieni, sia le presenze che le mancanze.
Ecco allora che attribuire ai luoghi di memoria un potenziale, un valore formativo e orientativo, nonché considerarli come generatori di identità, implica il corretto utilizzo di precise categorie interpretative e scenari storiografici, come collocare vicende ed elaborazioni collettive all’interno di relazioni governate dal senso di responsabilità verso il nostro passato, considerare il presente come terreno di dialogo e di confronto, combattere il rischio delle facili generalizzazioni.
Guardandoli dal nostro presente, dei luoghi di memoria possiamo dunque valutare lo spessore e la tenuta nelle sensibilità e nelle culture odierne, interrogarli e interrogarci sulla loro rilevanza o caducità, nonché sulla durata dei loro riflessi simbolici.
Un luogo di memoria ha bisogno quindi di un lavoro di organizzazione storico e scientifico preciso, che parta dall’individuazione del luogo, per procedere con la raccolta della documentazione, l’allestimento di un percorso materiale (musei, casa-museo, monumenti) o virtuale (Internet), e di una struttura testuale valida che permetta alle tracce di memoria presenti in quel luogo particolare di poter essere lette e condivise dalla compagine sociale.
Le nuove tecnologie, caratterizzate sia dalla capacità di valorizzare al massimo la ricerca storica, favorendo la lettura contemporanea di dati e documenti, sia dalla opportunità di interazione plurima e immediata tra fruitore e oggetto fruito, paiono dunque gli strumenti più idonei alla restituzione di una ricerca storica mirata sui luoghi della memoria, rendendo quanto mai giustizia alle ormai celebri parole di Nora:  «Memoria e storia non sono affatto sinonimi, tutto le oppone. La memoria è sempre in evoluzione, soggetta a tutte le utilizzazioni e manipolazioni; la storia è la ricostruzione, sempre problematica e incompleta, di ciò che non c' è più. Carica di sentimenti e di magia, la memoria si nutre di ricordi sfumati; la storia, in quanto operazione intellettuale e laicizzante, richiede analisi e discorso critico. La memoria colloca il ricordo nell' ambito del sacro, la storia lo stana e lo rende prosaico».

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  • Autore: Maria Cristina Fregni
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bibliografia

Non è un caso che proprio gli strumenti di Digital Humanities risultino essere la scelta preferenziale anche di chi ha già lavorato alla valorizzazione dei Luoghi di Memoria connessi alla Seconda Guerra Mondiale e alla Schoà.
Se a livello internazionale il caso più interessante ed emblematico è quello di olokaustos.org, a scala nazionale spicca per ricchezza di informazioni e immediatezza d’uso il lavoro dell’Istituto Storico della Resistenza di Torino, che sul proprio sito ha creato un vero e proprio viaggio virtuale che attraversa i luoghi torinesi della memoria, con schede descrittive e ricchi apparati iconografici e documentali.
Restando sempre il Italia, altre iniziative hanno cercato di render conto di ricerche e  progetti legati a Luoghi di Memoria ( è il caso, per esempio, dei progetti www.55rosselli.it, www.icsmandellolario.it, http://www.memoria.provincia.arezzo.it/link.asp, www.deportati.it,), anche se senza l’accuratezza e il livello di accessibilità del lavoro torinese.