Discutere
Il Supermarket Diffuso

Dal pumto di vista della tecnica urbanistica, le strutture commerciali sono considerate "servizi" ai cittadini, ma la pratica quotidiana ci insegna che esse possono essere anche molto di più, ovvero luoghi specchio della società, dei suoi rituali e delle tendenze in atto, ma anche occasioni di sperimentazione progettuale di forme aggregative ed "educative".
Lorenzo Carapellese, urbanista modenese con una vasta esperienza internazionale, anche questa volte ci offre un suo scritto, che avanza proposte in merito .

Background
Nei centri storici, nelle aeree semiperiferiche e periferiche di molte città da qualche tempo si denota una mancanza di esercizi commerciali alimentari e quei pochi che ci sono, praticano prezzi relativamente alti. Sì che sono frequentati nella maggioranza dei casi solo per acquisti limitatissimi, di pochi generi, dell’ultima ora ed evidentemente da chi ha un reddito medio alto.
D’altro canto si va oramai sempre più diffondendo una sorta di stanchezza nei confronti del supermercato, soprattutto perché una volta che ci si và si è obbligati  ( visto il tempo necessario per arrivarci, parcheggiare, pagare, uscire ) a fare la classica spesa del “ sabato” ovvero un spesa “importante” che deve bastare per tutta la settimana o quasi. Tale scelta è più che razionale e giustificata per alcuni prodotti a scadenza appunto settimanale o medio -  lunga e  per l’effettivo risparmio economico che ne deriva. D’altra parte non va sottaciuto che per i prodotti freschi, la frutta e la verdura non sempre tale scelta è razionale e vantaggiosa. Alcuni osservatori delle abitudini dei consumatori ci dicono che ,specialmente per i prodotti a scadenza ravvicinata o freschi,  se ne prende sempre più del necessario  con il risultato  di vederne deperire una quota non indifferente nel frigorifero e specialmente per alcuni tipi di frutta, di prenderla troppo “acerba” rispetto al momento desiderato di  consumo, per vederla poi a sua volta ancora deperire per la  maturazione  contemporanea  con immensa frustrazione circa il  previsto “ risparmio” che ha sotteso la scelta ma che spesso si rivela effimero tenuto conto delle quantità che poi finiscono tra i rifiuti.

Un altro elemento critico è poi la difficoltà di accesso al supermercato da parte degli anziani, dei disabili e delle persone senza patente.

Sul piano urbanistico e della vita sociale inoltre , il fatto che negli ultimi venti anni sia stata favorita la grande distribuzione ( ma era necessario visto gli alti costi e l’arretratezza del sistema distributivo) a scapito della vendita al dettaglio, di fatto ha impoverito la vitalità di grandi aree abitate, di tutti i centri storici, delle aree residenziali  di espansione. E così quel ruolo vitalizzatore con risvolti  di “sicurezza urbana” che il commercio ( anche  quello alimentare)  ha sempre svolto nel rendere i luoghi urbani accettabili, vivibili, interessanti ( illuminazione pomeridiana serale e notturna, iniziative commerciali di promozione, presenza fisica di persone conosciute, tendenza a mantenere efficiente e ” sorvegliata” la strada, il quartiere…) è di fatto venuto meno. Da qui un sostanziale sfilacciamento della socialità e a volte anche un decadimento delle infrastrutture fisiche e della qualità urbana percepita.

Va ricordato che il commercio al dettaglio, oltre che un servizio alla città e ai cittadini è quasi sempre  stato una sorta di presidio per la prevenzione del crimine e della criminalità urbana oltreché sensore della percezione di sicurezza. Interessante e quanto mai di attualità in tale situazione i riferimenti a Jane Jacob “La prima cosa da capire è che l’ordine pubblico nelle strade e sui marciapiedi della città non è mantenuto principalmente dalla polizia, per quanto questa possa essere necessaria: esso è mantenuto soprattutto da una complessa e quasi inconscia rete di controlli spontanei e di norme accettate e fatte osservare dagli abitanti stessi.”

Oggi però non è più proponibile se non per particolari settori e comparti, una presenza rilevante del commercio al dettaglio e in particolare di quello alimentare secondo tipologie e modi organizzativi e distributivi  del secolo scorso. Da qui un rinnovato ruolo e responsabilità ( ma soprattutto opportunità) della grande distribuzione sia nell’assicurare presenza fisica in tutte le zone urbane ( periferie e centri storici), che per continuare a moderare  i prezzi al consumo che creare nuova, diversa e qualificata occupazione. La sfida per la GDO del prossimo decennio e in sintonia con una maggiore richiesta di qualità urbana si muove quindi su due fronti opposti:
-    la conferma nel medio periodo della grande superficie alimentare  e di supermercati all’interno di centri commerciali in grado di offrire una vasta gamma di prodotti, qualità e risparmio;
-    il downsizing funzionale al fine di cogliere una domanda oramai non più procrastinabile di superfici commerciali alimentari più contenute all’interno della città costruita in grado di dare una risposta quotidiana alle necessità di una popolazione che comunque si va facendo più anziana seconda la classica piramide a T e che non ha più voglia e necessità di affrontare una volta alla settimana la spesa alimentare.  

Lay Out
Si va così disegnando una nuova tipologia di superfici commerciali alimentare ( prevalente) che può supportare i costi del downsizing solo grazie alla ICT, alla logistica ed ad una nuova e per certi versi ancora da esplorare supply chain. Tale nuova (forma) dinamica commerciale può però essere sostenuta solo dalla GDO tenuto conto dell’ esperienza, del know how, dei capitali e delle tecnologie hardware e software necessari per avviare concreta innovazione nel settore. Con la certezza che se le strutture esistenti non si adegueranno, nuovi gruppi distributivi in via di formazione ne colmeranno la mancanza e forse tutto sommato non sarebbe un male in assenza di innovazione e competizione.
Si possono quindi delineare nuove strutture commerciali  (qui di seguito indicativamente abbozzate ) che possono essere dimensionate e localizzate in funzione di un rapporto territorio/abitanti/ classi di età/tipologie da servire :

Tipo

Superficie mq

(1)

Location

Prodotti

(2)

Addetti alla Vendita (3)

S ( Small)

< 50

Centro Storico

  • 1+2+3+4

1

M ( Medium )

>50 -200

Centro Storico+ Prima periferia

  • 1+2+3+4

1-2

L ( Large)

> 200-400

Prima + Seconda periferia

  • 1+2+3+4

2-4

 XL ( Extra Large

>400-600

Seconda periferia

  • 1+2+3+4

2-4

(1)  Tali superfici sono comprensive di un magazzino (10% -20% della superficie).

(2)  Ipotesi di mix di prodotti da determinare come gamma in rapporto alla location individuata quali ad esempio:

  • 1.Prodotti freschi ( formaggi, salumi, mozzarella, latte, yogurt, pane ……,)
  • 2.Prodotti alimentari di media lunga conservazione
  • 3.Prodotti per l’igiene  della persona e della casa
  • 4.Bevande.

(3) Le tipologia S e M possono essere gestite prevalentemente da una persona.


E-commerce, supply chain e Punto Vendita multifunzione

Il Punto Vendita ( PV) potrà quindi  essere dotato di  un terminale con programmi di facile uso in grado di permettere al cliente di fare ordini online ( anche) assistito dall’addetto alle vendite collegato alla sua fidelity card e carta di credito  sì da permettere l’acquisto  della merce senza consegna immediata,  ma differita sia nella giornata che nella settimana per prodotti che non si trovano all’interno del punto vendita o di cui si vuole la consegna differita. Ciò per agevolare il trasporto della merce da parte del cliente ( anziani, donne con bambini o in cinta, diversamente abili etc). in momenti successivi all’acquisto (prodotti ingombranti, voluminosi e pesanti quali acqua, bevande, scatolame, carta igienica, …)
Di fatto con l’acquisto online nel PV “a consegna differita della merce”, questo diventa  una piattaforma logistica a servizio dei clienti del quartiere o dell’area, contribuendo ad  alleviare di molto il “ peso di far la spesa” anche di quella “ grossa del sabato” poiché la consegna ( e prelievo)  può essere differita durante l’intero arco della settimana. Un salto evolutivo della distribuzione organizzata senza precedenti nel panorama dell’urbanistica commerciale.  Una sorta di “back to the future” in grado di:
•    valorizzare  ed offrire nuove opportunità e marginalità alla GDO;
•    un servizio in più e  di qualità al consumatore;
•    un incremento della qualità urbana di valore inestimabile.

Dalla sede principale della GDO rispetto ad una routine  di consegna prestabilita per giorni e fasce orarie  si ottimizzerebbe di converso  la preparazione, il picking, sorting, primo stoccaggio e delivery della merce acquistata al  PV che diventa quindi anche magazzino temporaneo per il cliente. Un modello intermedio rispetto alla consegna a domicilio (peraltro non da escludere all’interno di uno studio di fattibilità soprattutto per particolari fasce sociali ) oggi non presente sul mercato locale.

La dotazione  di furgoni elettrici o a gas metano/gpl consentirebbe inoltre di poter entrare nei centri storici e di circolare liberamente in ogni ora e giorno della settimana. Inoltre tale servizio potrebbe essere affidato in outsourcing ad aziende specializzate o da “new co” anche del terzo settore con veicoli attrezzati e personale qualificato (1).

(1) Tale soluzione permette inoltre di usufruire di finanziamenti e contributi locali, regionali e comunitari per l’evidente apporto al contenimento e diminuzione dei gas serra, alla riduzione  del traffico, alla ottimizzazione del carico dei trasporti….).


Conclusioni e raccomandazioni.
Uno specifico studio di  Fattibilità comprensivo di un’Analisi Costi-Benefici dovrebbe verificare la redditività di tale ipotesi prevedendo certamente un cost-plus  a carico del cliente tale da remunerare i servizi mantenendo però i prezzi al consumatore ad un livello  significativamente inferiore rispetto a quelli praticati dal tradizionale commercio al dettaglio, confermando così la GDO come soggetto  stabilizzatore  di mercato in un momento comunque assai difficile per  tutte le fasce di reddito medio basse .

La città di  Modena, vista la sua dimensione demografica e la propensione della compagine sociale ad accettare innovazione nel commercio potrebbe essere ideale per avviare tale modello distributivo, senza peraltro mettere in discussione la necessità della GDO. Anzi probabilmente il “downsizing”  di strutture commerciali di marchio nazionale se accompagnata anche da una filosofia di approccio personalizzato al cliente consentirebbe una maggiore fidelizzazione verso il marchio innovatore. Stesso marchio, stessa qualità dei prodotti, un piccolo costo in più ma a fronte di un “servizio”, di un modo differente, più evoluto, smart  e personalizzato di fare commercio, di rapporto tra cliente e grande distribuzione. Ma anche la possibilità di nuova imprenditoria nel settore del commercio in grado di meglio coniugare ITC, logistica, supply chain,  commercio tradizionale e finalmente anche caratteristiche insediative e della popolazione residente.

Inoltre visti i recenti orientamenti urbanistici verso la densificazione  della città ( più popolazione e più edifici in meno spazio) l’ipotesi del supermarket diffuso potrebbe trovare migliore soluzione sia nell’ambito di un nuovo Piano Strutturale (PSC), che del Piano Operativo Comunale (POC) ed evidentemente anche del RUE ( Regolamento Edilizio Urbanistico Comunale) contribuendo inoltre alla all’evoluzione del commercio al dettaglio e  della distribuzione organizzata alle nuove dinamiche demografiche, multirazziali, insediative ed urbanistiche . Come side effects  si avrebbe anche un depotenziamento degli e scontri inutili quanto dannosi   sulle aree commerciali, essendo le superfici necessarie al supermerket diffuso  non soggette ad autorizzazione comunale/licenza edilizia.
Ciò consentirebbe nel breve termine di spostare la competizione fra i marchi, verso l’innovazione, il pieno utilizzo dell’ ICT, della logistica dell’ultimo miglio, delle modalità gestionali  afferenti la movimentazione delle merci deperibili ( e non). Tenendo anche conto del forte contributo verso una gestione sostenibile del trasporto delle merci in ambito urbano grazie all’ evidente evoluzione tecnologica del parco autoveicoli necessario alla distribuzione ( elettrico, ibrido, metano, gpl …). In tale senso forse un bando del comune per la messa a punto di un modello pilota della distribuzione del futuro prima che il nuovo RUE sia codificato, permetterebbe anche all’urbanistica di dare finalmente un contributo al tema senza per questo entrare su questioni di stretta competenza dell’impresa, ma semmai collaborando alla costruzione di una visione dell’evoluzione commerciale più in sintonia con la gente, le strutture del quartiere, le caratteristiche sociali della popolazione.

 

 

Commenti

Inserito da: alessandro Losi
il: 04/11/2011
articolo interessante Sarà anche possibile accedere ai contributi regionali in caso di apertura di attività da parte di giovani disoccupati (individuali o in società?)

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  • Autore: Lorenzo Carapellese
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La foto utilizzata in questo articolo è tratta da www.flickr.com, autore:  Polycart